La stanza interagisce col suono fin dalla sua emissione dalla sorgente (impianto audio, strumenti acustici, amplificatore, etc.), modificando ciò che arriva alle nostre orecchie e quindi ciò che percepiamo.
I fenomeni sono sia fisici che fisiologici, ne riassumiamo semplicemente gli effetti finali più importanti, indesiderati da chi vorrebbe la massima qualità dell’ascolto e della riproduzione (fonici, musicisti, audiofili, ecc. ), facendo dei piccoli esempi:
- Modifiche del timbro sonoro, sentiamo il suono come se fosse equalizzato a nostro discapito dalla stanza a suo piacimento, detto in termini musicali alcune note suonano ben più intense di altre, anche a distanza di un solo semitono;
- Effetti di spazializzazione distorti, ciò può rovinare il piacere dell’ascolto surround o impedire di mixarlo al meglio, p.e. di colonne sonore particolari o di lavori fatti coi moderni software di simulazione, ma non solo;
- Mascheramento eventi brevi, un riverbero troppo lungo o riflessioni troppo forti possono coprire e nascondere molte finezze, p.e. di un campione o di un passaggio musicale;
- Perdita di chiarezza del parlato, tipicamente le voci maschili diventano cavernose in ambienti troppo piccoli, d’altra parte i riverberi lunghi di ambienti più grandi compromettono l’intelligibilità stessa delle parole;
- Perdita di articolazione dei bassi, il basso perde mordente e suona ‘pasticciato’, inarticolato;
- Forti variazioni di qualità da un punto all’altro della stanza, il sound engineer/l'ascoltatore principale sente in un modo mentre il cliente, il produttore o l’ospite un metro da parte sente tutt’altro!