Gestire la movida per togliere il rumore e dare nuove opportunità di lavoro

Una ricerca recente della FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) ha portato alla ribalta nazionale gli aspetti sociologici della movida, la ricerca è stata presentata questo mese di giugno a Milano e ha dimostrato che la movida ha molti aspetti positivi e va distinta dalla ‘malamovida’.

E’ stato molto interessante il commento del sindaco Pisapia che ha suggerito di spostare la movida verso zone a minore impatto sugli abitanti, quindi le zone periferiche meno abitate (Lambrate e Rho-Pero) e le zone dove si concentrano gli uffici (vicino a piazza Affari).
Queste affermazioni sposano la visione di Suonoevita e a nostro avviso possono essere una grande occasione di rilancio di molte città Italiane e anche di creazione di opportunità di lavoro, se trovassero il giusto supporto politico.

Sarebbe saggio arrivare a chiudere le zone oggi più rumorose alle ore 22.00 (limite indicato dalla legge quando scattano limiti acustici più severi) e facilitare fin da subito lo spostamento delle persone verso aree dove non ci sia impatto acustico verso chi dorme.
Se si favorisse l’utilizzo di mezzi pubblici e taxi a prezzi calmierati, se si favorissero i lavori di riqualifica e di cambio di sede questa scelta politica genererebbe molte opportunità di lavoro anche nell’immediato. Un altro vantaggio sarebbe per esempio il favorire il ritorno e il rifiorire della cultura della musica dal vivo e dei dj-set nei locali come era prima dell’avvento delle leggi sull’inquinamento acustico nel periodo 1995-2001; si stimolerebbero le culture giovanili e si genererebbero nuove opportunità per il turismo.

Ovviamente il progetto andrebbe previsto e attuato su un periodo di 5-10 anni e deve per forza partire una ri-pianificazione acustica del territorio: pensare a rendere e tenere separate le zone con le abitazioni dalle zone più rumorose, esigere comunque progettazioni di qualità per le nuove abitazioni (spingendo la classificazione acustica degli edifici) e anche per i nuovi locali per avere acustiche interne degne di quello che si considera lo standard in Inghilterra e in Nord Europa, avere un basso rischio di esposizione a livelli elevati all’interno (progettazione acustica integrata con gli architetti) e basso impatto acustico incrociato all’esterno (studio impatto acustico).

Le scelte politiche dovrebbero pensare al futuro del paese e a come generare nuovo lavoro e nuove possibilità di business.