I limiti acustici di legge e il rumore degli impianti tecnologici

Di seguito andiamo a chiarire brevemente i punti principali in riferimento al rumore degli impianti a servizio di edifici a uso civile e/o commerciale/industriale: dobbiamo subito differenziare quella che è la legge amministrativa, applicata dai comuni e dalla pubblica amministrazione per limitare l’inquinamento acustico sul territorio, dall’applicazione del codice civile, applicato durante le cause civili per valutare se un disturbo da rumore è tollerabile o meno.

Tutti gli impianti e i macchinari esterni devono rispettare i limiti amministrativi che sono imposti dal piano di zonizzazione acustica comunale (DPCM 14/11/97 dove il comune si è dotato di un PdZ). I limiti assoluti di immissione si applicano in facciata alle abitazioni più vicine e vanno riportati su quanto tempo funzionano le macchine rispetto al tempo di riferimento (se funziona 8 ore sulle 16 ore del tempo diurno dovrò scontare 3 deciBel). I limiti assoluti di emissione si valutano in luoghi frequentati da persone e comunità e bisogna escludere il contributo sonoro dato dalle altre sorgenti sonore presenti sul posto, si valuta quindi solo il contributo energetico della singola sorgente e anche in questo caso si deve considerare il tempo di funzionamento sul tempo di riferimento (se il macchinario funziona solo 2 ore sulle 8 del tempo notturno allora dovrà scontare 6 dB, se un impianto immette in un punto 63 dBA e a impianto fermo ci sono 60 dBA vuol dire che il suo contributo energetico, la sua emissione in quel punto è pari a 60 dBA).

Se il macchinario serve un’attività commerciale, industriale, artigianale o professionale allora il suo rumore deve rispettare anche il limite differenziale (parliamo sempre della legge amministrativa). Si tratta di vedere il livello sonoro in presenza della sorgente (ambientale) e sottrargli il livello sonoro in assenza della sorgente (residuo): la differenza deve essere inferiore a 5 dB di giorno e 3 dB di notte. Questo limite vale sul tempo di misura e deve essere misurato all’interno dell’abitazione disturbata a un metro dalle finestre aperte e chiuse. Esistono dei limiti inferiori di trascurabilità sotto i quali non si applica il differenziale.
Il differenziale non si applica se il macchinario serve il condominio/l’unità immobiliare del disturbato: in questo caso all’interno dell’edificio si applica il DPCM 5/12/97. Si dividono impianti a uso continuo (areazione, riscaldamento, raffrescamento, etc.) da impianti a uso discontinuo (ascensore, scarichi, etc.) questi limiti valgono se la costruzione è successiva a gennaio 1998 o in alcuni casi di ristrutturazione recente.

Ogni privato cittadino può comunque andare davanti al tribunale civile perché può ritenere intollerabili le immissioni da rumore secondo l’articolo 844. In questo caso il giudice nominerà un CTU e gli chiederà attraverso un quesito di chiarire la situazione, in molto casi il CTU nominato può decidere di usare un sistema di analisi diverso da quanto spiegato sinora. Questo si è consolidato nell’uso negli anni ed è detto limite differenziale giurisprudenziale: in questo caso si considera il rumore intrudente con il parametro LAeq/LAF/L10/L90 a seconda della sorgente sonora e il rumore di fondo (detto giurisprudenziale) attraverso il parametro L95. In questo caso la differenza deve essere inferiore a 3 dB sia di giorno che di notte, non ci sono limiti di trascurabilità e il limite risulta più severo di quello amministrativo.

Si ricorda che per avere valore legale le misure di acustica ambientale devono essere eseguite da un tecnico competente in acustica ambientale riconosciuto da una delle regioni Italiane, si deve usare un fonometro analizzatore in classe I di precisione che sia stato tarato ufficialmente negli ultimi 2 anni.
Nel caso delle aziende/attività il non rispetto dei limiti amministrativi comporta delle sanzioni amministrative ma può avere delle ricadute penali per l’amministratore, perché spesso si ricade negli estremi dell’articolo 654 del codice penale. Nei casi peggiori il sindaco/il procuratore può decidere il fermo/il sequestro degli impianti.

Per i macchinari interni al posto di lavoro si parla di valutazione dell’esposizione al rumore del lavoratore e si deve fare una valutazione del rischio rumore per valutare mediamente a che livello sonoro è esposto il lavoratore sulle 8 ore. In questo caso si tratta del decreto legislativo 81/2008 e ci sono valutazioni diverse da fare.

Il nostro consiglio è di far fare sempre una valutazione accurata affidandosi ad un tecnico acustico esperto: la nostra esperienza ci permette di affrontare qualsiasi situazione su entrambi i lati della trasmissione del rumore (dal cittadino disturbato in casa sua all’azienda che desidera controllare lo stato di fatto o fare un piano di bonifica acustica).

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