Le leggi sull’acustica nell’ambiente e in edilizia – il punto a luglio 2011

Aggiornamenti sullo studio del clima acustico, il punto sui requisiti acustici passivi e la certificazione acustica, indiscrezioni sullo studio di impatto acustico.

Dal luglio 2010 è scaduta la delega del governo per aggiornare il decreto sui requisiti acustici passivi degli edifici, il DPCM 5/12/97. Si attende ancora il decreto che riordini la materia dell’isolamento acustico nelle abitazioni e che recepisca la norma tecnica UNI 11367 sulla classificazione acustica introducendo quindi una certificazione acustica per gli edifici.
A oggi sono circolate varie bozze di decreto sulla certificazione acustica degli edifici ma l'unica certezza è che la legge nazionale non sarà aggiornata nel breve termine; la norma UNI per ora ha solo carattere volontario (alcuni costruttori la applicano per dare valore alle loro costruzioni ma non sono obbligati dallo Stato), a meno che non sia esplicitamente richiesta nel regolamento acustico del singolo comune.

Molte cause legali pregresse tra acquirenti e costruttori/venditori di abitazioni nel frattempo sono andate avanti, il vecchio decreto è spesso stato comunque considerato come riferimento per verificare la costruzione a opera d’arte delle case, ci sono stati anche giudici che hanno sollevato dubbi di costituzionalità sulla stessa legge sospensiva del 4 giugno 2010 e hanno ritenuto valido comunque il vecchio decreto a difesa dei cittadini disturbati.

Nel mese di luglio 2011 è stato convertito in legge (legge n. 106 del 12 luglio 2011)il cosiddetto ‘piano casa bis’ (decreto legge n. 70 del 13 maggio 2011) che nel caso di abitazioni civili permette all’articolo 5 comma 5 l’autocertificazione asseverata di un tecnico abilitato al posto dello studio di clima acustico con misure fonometriche e obbliga il comune a dichiarare nel proprio sito istituzionale tutti i documenti obbligatori per il rilascio del permesso di costruire.
Si noti come questa semplificazione sia consentita solo nei comuni che hanno effettuato "il coordinamento degli strumenti urbanistici già adottati", di fatto in questo caso sarà il comune (se è certo che il suo territorio comunale è sotto controllo e che la zonizzazione rispecchia fedelmente la situazione reale) ad autorizzare la sola autocertificazione firmata anche da un tecnico non acustico (che si assumerebbe la responsabilità di eventuali difformità senza avere competenza in merito). Molti regolamenti comunali prevedono già una autocertificazione firmata da tecnico competente in acustica ambientale per piccole ristrutturazioni e per le zone silenziose.
Di fatto se il comune non ha effettuato un piano di risanamento del proprio territorio rimane utile la prassi attuale di studiare la situazione vicino alle strade trafficate, alle fabbriche e alle attività più rumorose altrimenti l'intento di semplificazione si tradurrà in confusione. L'acustica applicata rimane infatti una materia complessa e facilmente contestabile, soprattutto se non si effettuano misure e considerazioni accurate.

Di fatto oggi il DPCM 5/12/97 sui requisiti acustici passivi degli edifici è ancora in vigore poichè rimane l'obbligo ai comuni di chiederlo per tutte le nuove costruzioni contemplate nella tabella A di tale decreto (tra cui anche le abitazioni).

Per quanto riguarda lo studio previsionale di impatto acustico a oggi esistono solo le dichiarazioni di intento da parte del ministro Brunetta che ha detto che espliciterà quali tipo di attività sono dispensate da fare uno studio previsionale sulla loro capacità di inquinare con il rumore. Questa semplificazione esiste già in molti regolamenti comunali e bisogna ancora capire chi interesserà nello specifico. A oggi non si può dire se sarà meglio il piccolo risparmio dato alle imprese in fase di burocrazia di avvio o se ci sarà un aumento del rumore nelle vite degli Italiani e di costi per i cittadini (spese per i comuni a cui sarà data la responsabilità di eventuali difformità e spese in cause legali e in controlli).

Il punto all’inizio dell’estate del 2011 è quindi che la responsabilità di decidere la qualità del silenzio in cui viviamo sarà sempre più in mano ai comuni (già oberati da mille codici e distinguo in ogni ambito), e alla buona volontà di costruttori e imprenditori che considerano l’argomento della qualità ambientale più importante del risparmio di cifre modeste e del rischio legato a una errata valutazione.
Di fatto il risparmio di pochi soldi dell'imprenditore in fase di richiesta di permesso di costruire rischia di creare cause legali che costano decine di volte in più e spese per lo stato notevoli in tempo dedicato da funzionari, comunali, ARPA, giudiziari, etc.

Il consiglio ai cittadini è di tenersi informati, leggere le leggi (si legga l'articolo 5 del suddetto decreto assieme alla legge quadro 447 del 1995 per comprendere la qualità di quello che è stato scritto), e stare attenti al momento di cambiare casa o quando si è vicino a fonti di rumore poiché in nome della semplificazione oggi non si capisce se l’Italia potrà diventare un paese più rumoroso di quello che è.

La previsione di impatto acustico e di clima acustico sono infatti oggi un potente strumento di prevenzione che se ben applicati permettono di risparmiare molti soldi sia alla comunità (si evitano spese nei controlli ARPA, nei contenziosi civili, nell'intervento e responsabilità del comune e dei suoi tecnici), sia agli imprenditori (aggiustare una situazione compromessa è sempre più caro che farlo da subito e le spese legali sono sempre poco prevedibili), ottenendo un ambiente più sano e silenzioso per tutti.

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